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Capitolo 2 (in alto)

“Un giorno ti porterò quaggiù con me”

“Non potrà mai accadere, solo qui ho la fantasia necessaria a sopravvivere”

Aveva visto tutto. D’altronde la posizione privilegiata in cui si trovava gli permetteva una visuale ad ampio raggio.
Seguì la vicenda con attenzione e pensò che ci avrebbe ricamato attorno un racconto: qualcosa di avvincente e misterioso, da lasciare il lettore a bocca aperta.
Era uno scrittore e amava trascorrere le giornate a osservare la città e i suoi movimenti che per lui altro non erano se non eccellenti e gratuiti moniti ispiratori.
Fece correre ancora per un istante lo sguardo all’inseguimento dei due giovani fuggitivi e poi si lascò ricadere all’indietro e sbadigliò.
Aveva sonno, ma non poteva ancora dormire. Doveva scrivere perchè “se non lo faccio ora queste idee che ho nella testa mi volano via” si disse.
Con uno scatto tornò seduto, prese carta e penna e si fermò a riflettere. Cercava il quid iniziale, la scintilla scatenante, il sibilo della notte che tramuta il silenzio in tempesta.

<<Correvano giù per le scale…
Correvano in strada…
Correvano…
Un calo vento primaverile accompagnava i loro pensieri alla ricerca di un’idea di sopravvivenza.
Ad un tratto lei si fermò, si girò e gli disse: “andiamo da questa parte”.
Scomparvero in un vicolo buio e maleodorante, da lì presero a destra su di uno stradone trafficato e poi diritti al riparo dalla morte.
“Andiamo da me a prendere alcune cose”, aggiunse tra un affanno e l’altro.
Lui si limitò ad annuire…>>

Iniziò il suo racconto così.
Era uno scrittore: da quella posizione poteva vedere le proprie opere d’inchiostro divenire reali e tangibili… o viceversa.
Viveva su una nuvola.